swiss costumes

I costumi svizzeri, scrigni di storia

Simboli di tradizione secolare, i costumi svizzeri riflettono, per la loro ricchezza, sia la diversità geografica e sociale della Svizzera sia i suoi intensi contatti con i Paesi limitrofi.

Per secoli, soprattutto contadini, vignaioli, cuochi e autorità si distinguevano per i loro costumi particolari. Da una regione all’altra, le Svizzere e gli Svizzeri si riconoscevano anche dai loro abiti, in grado di rivelare, proprio come un atto d’origine o un accento, la regione di provenienza. In tal modo, nei Cantoni protestanti il rigore puritano portò alla creazione di abiti più semplici e sobri, mentre nei Cantoni cattolici il tripudio delle cerimonie religiose influenzò il gusto per abiti più ricercati.

 

 

 

Costume tradizionale, ragazza di San Gallo (Fürstenland). Fotografo Wehrli A.-G. Verlag, intorno al 1904-1924. 
© Museo nazionale svizzero, LM-171016.37

 

Traditional dress in the canton of Basel, including the tricorne. Model by Joseph Reinhardt, Basel; Birmann & Huber (1812–23) © Swiss National Museum, LM-36133

Moda e lavoro

Antenati dei bei vestiti contemporanei, i costumi tradizionali svizzeri sono innanzitutto abiti da lavoro, concepiti per soddisfare le esigenze proprie di ciascuna categoria professionale, il marchio imposto di una corporazione. Oggigiorno la tradizione sempre vivente ricorda solo l’abbigliamento della gente di campagna, che sia di festa o di tutti i giorni. In campagna, gli uomini e le donne confezionavano spesso gli abiti da sé utilizzando la propria produzione di lino, canapa o lana. 

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Contadino e contadina in abito della domenica a Untervaldo. Produzione di David Alois Schmid (1791-1861). 
© Museo nazionale svizzero, LM-29216


Influenza dei Paesi limitrofi

Riflesso di una regione e di usanze ancestrali, l’abito è stato sempre attratto dalle mode diffuse presso i nostri vicini. I figli dei contadini partiti in guerra in tutta Europa riportavano anche le nuove tendenze nel campo dell’abbigliamento. Nel Cantone di Neuchâtel, per esempio, il copricapo a tricorno che alcuni portano ancora oggi ricorda che la regione, fino al 1848, era un principato prussiano e che all’aristocrazia piaceva vivere nelle sue campagne. In seguito, il bel cappello di paglia portato dalle signore neocastellane durante l’estate fu molto in voga a Versailles alla fine del XVIII secolo, quando le dame di corte amavano vestirsi da «pastora».

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Una donna con un grande cappello di paglia a lavoro in un campo, 1943. 
© Museo nazionale svizzero, LM-141050.8


Dall’altra parte del Paese, nella regione del Gottardo, i costumi glaronesi hanno ovviamente subito l’influenza della vicina Lombardia, da cui le donne adottarono rapidamente alcune belle stoffe, tra cui il fazzoletto «alla milanese». La «bourguignonne», grande camicia blu di lino, si diffonde poi rapidamente in tutto l’Altopiano. Si tratta di un prestito diretto dalla tenuta di lavoro dei cocchieri e dei mercanti francesi che venivano a commerciare nelle nostre regioni; comoda e resistente, conquista persino i contadini della Svizzera centrale, secondo cui si sporca meno della divisa bianca dei vaccai. In Vallese, la maggior parte dei costumi si distingue per il copricapo ornato di nastro risalente alla metà del XVIII secolo, tutti probabilmente ispirati a una moda parigina dell’epoca. Nel 1890 modiste specializzate impiegavano due giorni e mezzo per realizzare la fodera del copricapo, che può sostenere fino a 70 metri di nastro! Allora si facevano pagare 2 franchi, e i contadini dicevano che comprare e mantenere un simile fronzolo costava tanto quanto una mucca.

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Frasco, Val Verzasca – giovane coppia in costumi ticinesi, 1934. © Museo nazionale svizzero, LM-79762.13

Molteplicità di costumi 

Ovunque, fino alle valli più recondite, la civetteria delle donne e il desiderio costante di imitare le classi più agiate contribuiscono alla creazione di una molteplicità di costumi. Tra il 1788 e il 1800, il pittore lucernese Joseph Reinhardt realizza 140 ritratti di personaggi in costume. Alla fine, la grande varietà di modelli confonde le idee anche di chi li porta. Peggio ancora, questo patrimonio di costumi viene sfruttato sempre più a fini commerciali o pubblicitari, per cui si vedono cameriere di ristorante fare il verso alla moda d’antan. Sentendosi private della loro tradizione, molte vere contadine rinunciano quindi alla loro tenuta. All’inizio del XX secolo la moda sembra quasi superata.

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Costumi del Cantone di Basilea, tra cui il cappello a tricorno. Modello di Joseph Reinhardt, Basilea; Birmann & Huber (1812-1823). © Museo nazionale svizzero, LM-36133

Rinnovamento e tradizione

Non sorprende che il costume, simbolo di tradizione secolare ma anche dell’amore patrio, rinasca in piena Prima guerra mondiale, nel momento in cui le Svizzere e gli Svizzeri si sentono chiamati a identificarsi ai valori patriottici, verso cui mostrano una particolare sensibilità. Il Cantone di Vaud, in cui soprattutto la regione di Vevey-Montreux (e la Festa dei vignaioli, che a ogni edizione affronta questo tema) ha conservato quasi intatte molte antiche usanze, prende le redini di questo rinnovamento. Nel 1916, sotto l’egida di Mary Widmer-Curtat, moglie di un medico, nasce a Sauvabelin, sopra Losanna, la prima associazione cantonale. Dieci anni più tardi viene fondata a Lucerna la Federazione svizzera dei costumi, interamente dedicata alla promozione dei costumi, delle danze, dei canti e delle usanze popolari. Oggi la Federazione svizzera dei costumi (FSC) conta oltre 15’000 membri ripartiti in 650 gruppi. Le belle stoffe che raccontano la nostra storia continuano ad affascinare.

 

Articolo originariamente pubblicato su L’Illustré, Jean-Blaise Besançon, gennaio 2014