studio Josef Müller-Brockmann, Schindler Speedwalk Rollteppich (tappeto mobile Speedwalk della ditta Schindler), opuscolo aperto, ca. 1962, Aufzüge- und Elektromotorenfabrik Schindler & Cie. Ebikon © Museo del design di Zurigo, collezione grafica / ZHdK / ProLitteris

Swiss Style forever – storia della nascita di una tradizione nel campo della grafica

Forza concettuale, concisione formale e precisione tecnica: ecco i tratti distintivi della grafica e della tipografia svizzere, che godono di un’eccellente reputazione in tutto il mondo e sono il risultato di una solida e continua formazione professionale unita alla pratica industriale. Grazie allo «Swiss Style» (o stile svizzero), negli anni 1950 e 1960 il graphic design svizzero ha raggiunto la fama internazionale ed è diventato un prestigioso prodotto di esportazione. Presentiamo qui una retrospettiva storica per spiegare come è nato lo stile svizzero e perché è valido ancora oggi.

Nascita di un profilo professionale

All’inizio del XX secolo la professione di grafico non esisteva ancora. I manifesti e le copertine delle riviste erano spesso disegnati da artisti che in questo modo si guadagnavano da vivere. L’impaginazione di piccoli stampati e libri veniva invece affidata a tipografie specializzate. I primi corsi di studio in grafica applicata, che comprendevano anche lezioni di calligrafia, sono stati introdotti nel 1915 dalle scuole di arti applicate di Basilea e Zurigo. Da qui sono poi nate le classi specialistiche di grafica del sistema duale, che ben presto si sono diffuse in tutta la Svizzera. La formazione poteva essere svolta sia in una classe specialistica diurna, con lezioni in laboratorio, sia sotto forma di apprendistato in azienda con lezioni complementari a scuola e in laboratorio. Per accedere alla formazione specialistica era necessario frequentare un corso propedeutico generale, che era già stato introdotto molto prima del corso propedeutico del Bauhaus e che esiste ancora oggi, anche se in una forma adattata alle esigenze contemporanee. 

classe di fotografia, scuola di arti applicate di Zurigo, lezione presso la classe specialistica di grafica, anni 1930, foto: © ZHdK, Archivio dell’Università delle arti di Zurigo
Emil Cardinaux, Schweizerische Landesausstellung Bern (Esposizione nazionale svizzera a Berna), manifesto, 1914, litografia, Museo del design di Zurigo, collezione di manifesti
Emil Cardinaux, Schweizerische Landesausstellung Bern (Esposizione nazionale svizzera a Berna), manifesto, 1914, litografia, Museo del design di Zurigo, collezione di manifesti

Verso l’era moderna  

Lo Schweizerischer Werkbund (SWB), fondato nel 1913 sul modello tedesco, ha dato un importante impulso allo sviluppo dell’industria grafica in Svizzera. La sua missione era quella di migliorare la qualità tecnica e formale dei prodotti locali e la loro commercializzazione. Negli anni 1920 l’SWB ha promosso la forma di industria funzionale e, in stretta collaborazione con la scuola di arti applicate di Zurigo, ha contribuito allo sviluppo di un graphic design moderno. Ernst Keller, responsabile della classe di grafica di Zurigo dal 1920 al 1956, è considerato il cofondatore dell’SWB. I suoi insegnamenti hanno influenzato rinomati designer tipografici come Hans Eduard Meier (carattere Syntax) e noti grafici come Richard Paul Lohse, Hermann Eidenbenz e Lora Lamm, che hanno sviluppato stili molto diversi tra loro. La scuola di arti applicate di Basilea si è contraddistinta per una varietà ancora maggiore di stili grafici.

Ernst Keller, Das neue Heim – esposizione al Museo d’arti e mestieri (oggi Museo del design) di Zurigo nel 1926, biglietto d’invito, 1926, stampa tipografica, Museo del design di Zurigo, collezione grafica © Sonia Petignat-Keller
Ernst Keller, Das neue Heim – esposizione al Museo d’arti e mestieri (oggi Museo del design) di Zurigo nel 1926, biglietto d’invito, 1926, stampa tipografica, Museo del design di Zurigo, collezione grafica © Sonia Petignat-Keller

Avvento della grafica costruttiva svizzera  

Mentre la grafica illustrativa ha mantenuto un ruolo di primo piano nei manifesti pubblicitari per i beni di consumo, a lungo andare quella costruttiva si è imposta in tutti gli altri media: pubblicazioni, marchi denominativi, loghi ecc. I grafici specializzati in questo campo, che lavoravano con composizioni tipografiche e fotografie, avevano più esperienza come tipografi, impaginatori e fotografi rispetto ai loro colleghi illustratori, che invece erano abituati a lavorare a mano, utilizzando pennelli e matite. Inoltre, il miglioramento della qualità di stampa delle fotografie ha aperto la strada alla grafica fotografica. Richard Paul Lohse e il copywriter Hans Neuburg hanno imparato l’arte del fotomontaggio dal grafico industriale di Bochum Anton Stankowski, incontrato presso l’agenzia pubblicitaria zurighese Max Dalang attorno al 1929. Basandosi su tale tecnica e sul costruttivismo europeo, Lohse, Neuburg e il loro collega zurighese Max Bill hanno sviluppato fino alla metà del secolo un graphic design indipendente, rigoroso e orientato all’arte concreta. Verso la fine degli anni 1930 Bill ha anche creato il primo vero layout a griglia.

1. Anton Stankowski, Sulzer Lüftung (pubblicità per gli impianti di ventilazione della ditta Sulzer), copertina opuscolo, 1934, logo del 1933 sviluppato con Hans Neuburg per i fratelli Sulzer (Sulzer AG) a Winterthur © Fondazione Stankowski. 2. Richard Paul Lohse, Geld – Roman der Währungen (Storia delle valute), copertina del libro, Jean Christophe-Verlag, Zurigo, 1938, stampa tipografica, Museo del design di Zurigo, collezione grafica © Fondazione Richard Paul Lohse / ProLitteris.
1. Anton Stankowski, Sulzer Lüftung (pubblicità per gli impianti di ventilazione della ditta Sulzer), copertina opuscolo, 1934, logo del 1933 sviluppato con Hans Neuburg per i fratelli Sulzer (Sulzer AG) a Winterthur © Fondazione Stankowski.
2. Richard Paul Lohse, Geld – Roman der Währungen (Storia delle valute), copertina del libro, Jean Christophe-Verlag, Zurigo, 1938, stampa tipografica, Museo del design di Zurigo, collezione grafica © Fondazione Richard Paul Lohse / ProLitteris.

«Swiss Style», un prestigioso prodotto di esportazione

Negli anni 1950 e 1960 la grafica e la tipografia costruttive svizzere hanno raggiunto la fama internazionale. I centri principali erano Basilea e Zurigo: i docenti della scuola di arti applicate di Basilea Armin Hofmann ed Emil Ruder hanno esercitato una forte influenza in questo settore e i loro libri di testo sono stati letti in tutto il mondo. A Zurigo, Lohse, Neuburg, Josef Müller-Brockmann e Carlo Vivarelli hanno pubblicato la loro apprezzata rivista trilingue «Neue Grafik». All’estero le opere di questi grafici erano note come «Swiss Style», ossia stile svizzero, caratterizzato da un linguaggio formale ridotto all’essenziale, dall’uso della fotografia e dei simboli grafici nonché dall’utilizzo parsimonioso del colore, da caratteri senza grazie (sans serif in inglese) e da impaginazioni asimmetriche. I rigorosi zurighesi erano anche sostenitori di un layout a griglia, che i basilesi usavano invece solo in determinate situazioni, e preferivano il carattere tipografico «Helvetica», disegnato da Max Miedinger, all’«Univers» di Adrian Frutiger, particolarmente apprezzato a Basilea. Entrambi i caratteri sono arrivati sul mercato nel 1957, diventando prestigiosi prodotti di esportazione. Lo «Swiss Style» è stato apprezzato a livello internazionale per la sua chiarezza e l’apparente semplicità di applicazione, che rispondeva alla crescente esigenza, da parte delle grandi aziende, di una comunicazione visiva efficiente, oggettiva e precisa.  

1. Carlo Vivarelli, Neue Grafik / New Graphic Design / Graphisme actuel, copertina e layout della rivista, Verlag Otto Walter AG, Olten, 1958, stampa rotativa, Museo del design di Zurigo, collezione grafica © Franco Mario Fornasier. 2. Armin Hofmann, Giselle – Basler Freilichtspiele, manifesto, 1959, offset, fotografia: Paul Merkle, Museo del design di Zurigo, collezione di manifesti, © Matthias Hofmann, Lucerna
1. Carlo Vivarelli, Neue Grafik / New Graphic Design / Graphisme actuel, copertina e layout della rivista, Verlag Otto Walter AG, Olten, 1958, stampa rotativa, Museo del design di Zurigo, collezione grafica © Franco Mario Fornasier
2. Armin Hofmann, Giselle – Basler Freilichtspiele, manifesto, 1959, offset, fotografia: Paul Merkle, Museo del design di Zurigo, collezione di manifesti, © Matthias Hofmann, Lucerna

Eredità costruttiva  

Lo «Swiss Style» è un evergreen e molto più di un semplice stile. Si basa su un atteggiamento razionale e su un approccio metodico o addirittura matematico. Lo dimostra, per esempio, il sistema di informazione visiva delle Ferrovie federali svizzere (FFS), che Müller-Brockmann e Peter Spalinger hanno progettato a partire dal 1978 e che, grazie alla sua struttura modulare e al suo aspetto chiaro, è valido ancora oggi. Lo stesso dicasi per il logo delle FFS, integrato in tale sistema, che con la doppia freccia bianca costruita su sfondo rosso, a simboleggiare la bandiera nazionale, è ormai un marchio conosciuto da tutti. Gli studi grafici attuali, come Experimental Jetset, Norm, Julia Born e Laurenz Brunner, apprezzano i vantaggi legati alla grafica costruttiva svizzera, con i suoi caratteri estremamente chiari, e li utilizzano per sviluppare progetti propri. Ma non sono gli unici! Gli immagini aziendali complessi, le infografiche e i sistemi di orientamento si fondano tutti su questa eredità costruttiva. 

Josef Müller-Brockmann + Co. Zurigo, Josef Müller-Brockmann con Peter Spalinger: costruzione del logo delle FFS, in: Visuelles Informationssystem in Bahnhöfen und Stationen, 1980, bozza del logo: Hans Hartmann, 1972, offset © FFS SA e Museo del design di Zurigo, ZHdK / ProLitteris
Josef Müller-Brockmann + Co. Zurigo, Josef Müller-Brockmann con Peter Spalinger: costruzione del logo delle FFS, in: Visuelles Informationssystem in Bahnhöfen und Stationen, 1980, bozza del logo: Hans Hartmann, 1972, offset © FFS SA e Museo del design di Zurigo, ZHdK / ProLitteris

 

Cover image: studio Josef Müller-Brockmann, Schindler Speedwalk Rollteppich (tappeto mobile Speedwalk della ditta Schindler), opuscolo aperto, ca. 1962, Aufzüge- und Elektromotorenfabrik Schindler & Cie. Ebikon © Museo del design di Zurigo, collezione grafica / ZHdK / ProLitteris

Lead image: classe di fotografia, scuola di arti applicate di Zurigo, lezione presso la classe specialistica di grafica, anni 1930, foto: © ZHdK, Archivio dell’Università delle arti di Zurigo